Caffè d’orzo, prego!

Il caffè d’orzo, così come lo conosciamo oggi, è un’invenzione italiana. In passato era già stata creata una bevanda ottenuta dall’orzo (ancora ampiamente utilizzata).

Viene preparata in infusione, come un tè, al quale somiglia anche per il colore dorato e trasparente; i Greci chiamavano questa bevanda “la tisana d’Ippocrate”, il medico che per primo esaltò le proprietà di questo cereale.

Il nome dell’orzo deriva dal latino “hordeum”.La nascita del caffè d’orzo va fatta risalire al periodo della Seconda Guerra Mondiale, quando non tutti potevano permettersi di comprare il caffè il cui prezzo era salito notevolmente a causa dei blocchi doganali imposti dal fascismo.

La sua diffusione in Italia è molto ampia, soprattutto tra quelle persone che per motivi di salute non possono assumere caffeina, per esempio tra gli anziani o chi soffre di ipertensione, poiché il suo aspetto ed il suo gusto amarognolo ricordano molto il caffè vero e proprio.Il caffè (o meglio il tè) d’orzo ha diffusione anche nel resto del mondo, per esempio nei Paesi di lingua anglosassone dove è chiamato”barleycup”, oppure in Spagna e in Sud America dove è conosciuto come”cafè de cebada”, in Giappone dove si chiama”mugicha”, o ancora in Svizzera e in Nuova Zelanda.

Mentre in Italia il caffè d’orzo è generalmente composto solo da orzo tostato e macinato, in altri Paesi facilmente si possono trovare orzi con varie miscele di cereali meno pregiati, per esempio la segale, alle quali viene aggiunta anche la cicoria per aumentarne il sapore amaro.